Sul fronte della “guerra” per il nuovo ospedale si sono verificate nell’ultima settimana due autorevoli prese di posizione a favore della costruzione del monoblocco a S. Filippo, a cui una certa parte della stampa locale ha dato molto rilievo, proseguendo la campagna per convincere l’opinione pubblica dell’irreversibilità della scelta e scoraggiare chi vi si oppone; ma noi non demordiamo. Una è stata la dichiarazione congiunta di gran parte dei primari del Campo di Marte, sapientemente orchestrata dal nuovo direttore sanitario, dr. Lisandro Fava. In quella lettera si sostiene che il miglioramento della qualità del servizio sanitario dipenderà dalla costruzione di un nuovo blocco di cemento armato, convenientemente allocato in area campestre, lontano dalla città e dal restante dell’ospedale per cronici a Campo di Marte. Non si fa menzione del fatto che sulla qualità del servizio potrebbe molto meglio incidere un diverso investimento finanziario diretto a colmare la carenza di personale qualificato, tecnico e infermieristico, e a integrare le attrezzature strumentali esistenti con altre che permettano di ridurre le attuali liste di attesa dagli attuali 3-12 mesi a tempi più accettabili per un paese civile. Si liquida altresì come irrecuperabile l’esistente ospedale; dunque la ASL ha sprecato inutilmente denaro nel costruire negli ultimi dieci anni 200 nuovi posti-letto e due bunker per la terapia dei tumori. Bontà loro, i signori primari sono convinti che i mali della sanità lucchese si curano solo con altre iniezioni di cemento armato. Ma in questo contesto è opportuno mettere in luce un fatto, che per quanto noto agli addetti ai lavori, può sfuggire all’attenzione del grande pubblico: chi non si allinea alle direttive regionali avrà vita dura all’interno dell’azienda. Nell’attuale ordinamento sanitario italiano il Direttore Generale ha notevoli poteri discrezionali, e la nomina del Direttore Generale tocca alla regione. Dunque, per interposta persona, la carriera del medico è sotto controllo regionale. Nel valutare l’attendibilità e imparzialità del parere dei primari su questo problema l’opinione pubblica dovrà perciò tener conto anche di questi fatti.
La seconda presa di posizione a favore del monoblocco a Campo di Marte è venuta dal ministro dei Lavori Pubblici Matteoli, il quale ha però candidamente ammesso di non conoscere bene “le motivazioni che portano l’amministrazione comunale di Lucca a reclamare una nuova ubicazione” (Il Tirreno, 1 febbraio, p.III). Il fatto che un ministro tanto importante esprima un’opinione senza conoscere esattamente quali sono le ragioni contrarie alla scelta della regione è veramente preoccupante; va bene che il compito di Matteoli è quello di controllare l’edilizia, ma quando c’è di mezzo la sanità, le ragioni sanitarie sono prioritarie, non dare lavoro alle imprese edili. La preoccupazione di “perdere i finanziamenti” non è una giustificazione sufficiente per un investimento di denaro pubblico tanto ingente se questo può essere dannoso. Proprio per ragguagliare il ministro sulle ragioni contrarie al progetto dal punto di vista sanitario, gli abbiamo inoltrato una richiesta di incontro pubblico. Ma anche in questo contesto è opportuno mettere in evidenza un’altra circostanza: “il patto di ferro” stretto fra Altero Matteoli e Claudio Martini (L’Espresso, 5 febbraio, p.67) a proposito della costruzione dell’autostrada Tirrenica, fortemente voluta dal ministro, e al cui tracciato la regione Toscana ha recentemente dato il consenso. Questo “idillio” Matteoli stesso l’ha ammesso nel settembre scorso a Lucca, in occasione della “Festa della Libertà”, quando disse pure che un’altra opera attualmente in comune con la regione Toscana è il potenziamento del porto di Livorno, la sua provincia natale. Anche in questo caso dunque l’opinione espressa sulla costruzione dei nuovi ospedali si inserisce in un quadro generale di coincidenze di interessi.
Tutto ciò può non avere minimamente influito sui pareri espressi sia dai primari che dal ministro; tuttavia il loro contesto deve essere attentamente valutato dai cittadini, a cui in democrazia spetta il giudizio insindacabile sulle decisioni che coinvolgono l’interesse pubblico.
Raffaello Papeschi,
Comitato “Lucca per una Sanità Migliore”